
Quaderno primo/6
Il cristianesimo si confronta con la filosofia greca e con la
realt politica del mondo romano e medievale.
 (capitoli Otto, Dieci e Undici del manuale di L. Ardiccioni,
Filosofia, volume I, G. D'Anna, Messina-Firenze. L'indicazione
vedi manuale rimanda alla pagina di questo volume)

Capitoli Otto e Dieci. Il cristianesimo delle origini

La filosofia greca incontra il cristianesimo.

    Il primo incontro importante tra la filosofia greca e il
cristianesimo avvenne davanti all'Areopago di Atene. L'apostolo
Paolo fu invitato da alcuni frequentatori delle scuole filosofiche
(epicurei e stoici, secondo gli Atti degli Apostoli, 17, 18) a
illustrare la sua dottrina. Paolo si dimostr piuttosto abile:
inizi il suo discorso utilizzando l'espediente del Dio ignoto
(Passando infatti ed osservando i monumenti del vostro culto, ho
trovato anche un'ara con l'iscrizione: "Al Dio ignoto". Quel che
voi adorate senza conoscerlo io ve lo annuncio Atti, 17, 23). Ma
quando l'apostolo arriv ad accennare alla resurrezione di Ges
Cristo i suoi uditori si misero a deriderlo e se ne andarono.
L'atteggiamento dei filosofi che ascoltavano Paolo  descritto
dall'autore degli Atti come un misto di curiosit da una parte e
di sufficienza, se non di disprezzo, dall'altra (vedi lettura 3).
            Un secolo pi tardi il filosofo Giustino giunger ad
affermare Cristo  la mia filosofia, e dopo di lui molti altri
filosofi arriveranno a conclusioni simili. Altri ancora, pur non
essendo cristiani o essendosi schierati contro il cristianesimo,
saranno influenzati profondamente dalla nuova religione.
            Il pensiero greco, che, con l'affermarsi dello
scetticismo e con il ripiegamento sull'individuo dell'epicureismo
e dello stoicismo, dimostrava la crisi dei valori forti dell'et
classica, si trov di fronte alla proposta provocatoria del
cristianesimo: l'uomo Ges di Nazareth - che durante la sua vita
aveva dato prove straordinarie di potenza (sulla natura e sulla
morte: miracoli, resurrezione), ma anche di debolezza (cattura,
processo, condanna a morte, crocifissione) - il Lgos di Dio.
             En arch n o Lgos  (Giovanni, 1,1). Giovanni
inizia il Prologo del suo Vangelo (vedi lettura 2) con un
linguaggio tipicamente filosofico (arch, lgos) e definisce Ges
Cristo il Lgos di Dio; in tal modo l'evangelista cerca di far
comprendere che Ges - visibile perch si  fatto carne (srx
eghneto) ed  venuto ad abitare in mezzo a noi (esknosen en
emn) -  in realt la manifestazione fenomenica dell'Invisibile,
cio di Dio. Il rapporto  spiegato proprio attraverso la parola
greca lgos, che significa sia il pensiero stesso, che ha la
caratteristica di essere invisibile (non fenomenicamente
percepibile), sia il modo in cui il pensiero viene reso
percepibile ai nostri sensi, con la parola, la frase, il discorso.
Per Giovanni, dunque, Ges Cristo  il Lgos di Dio, la Verit che
si  resa manifesta, la Luce che  venuta nel mondo.
            L'evangelista dice inoltre, all'inizio del Prologo,
che il Lgos di Dio, che si  voluto manifestare in uno specifico
momento della storia, non pu aver cominciato ad esistere da quel
momento: egli esisteva fin dall'inizio dei tempi (en arch),
stando presso Dio ed essendo Dio egli stesso. Ci ha fatto
sorgere, all'interno di un rigido monoteismo, il complesso
problema delle persone di Dio (persona  la parola utilizzata
per rendere in latino il greco ypstasis), da cui ebbe origine un
dibattito filosofico-teologico interno ed esterno al
cristianesimo, durato per secoli.
            Per l'evangelista Giovanni Ges Cristo  anche colui
per mezzo del quale tutto  stato creato: viene quindi posto uno
stretto rapporto fra Cristo-Lgos, il cosmo e la storia umana.
            Ges Cristo  infine il salvatore degli uomini; la
nostra salvezza passa attraverso la fede in lui. La fede (pstis),
tenuta in scarsa considerazione dal pensiero greco, ora acquista
un primato sulla ragione: si assiste quindi a un ridimensionamento
dell'importanza e delle pretese di quest'ultima.
            Il nuovo rapporto fede-ragione fece nascere un
problema di difficile soluzione. Il dibattito interno al
cristianesimo vide emergere tre posizioni diverse, che cercavano
di tener conto sia della non riducibilit del messaggio cristiano
ad alcuna corrente filosofica specifica, sia dell'esigenza della
nuova religione di esprimersi con i parametri della cultura allora
egemone in tutto il bacino del Mediterraneo.
            Si andava da un'interpretazione del rapporto tra
fede e ragione secondo le categorie dell'inconciliabilit e della
conflittualit - presente gi in san Paolo (vedi lettura 4) e che
ricomparir periodicamente nella storia del pensiero cristiano, da
Tertulliano (vedi lettura 7) a Ockham (lettura 23), a Kierkegaard
- alla posizione opposta che sosteneva con insistenza l'apporto
fondamentale che la ragione pu dare alla comprensione della fede
- sostenuta da Clemente Alessandrino (vedi lettura 5), da Origene
(vedi lettura 6), da Giustino (vedi letture 8 e 9) e presente in
Agostino e nel dibattito teologico del quarto-quinto secolo -. Si
arriv infine a considerare la ragione umana il vertice della
creazione, quella parte dell'uomo che pi di qualsiasi altra  ad
immagine e somiglianza di Dio. Ci avvenne soprattutto durante la
Scolastica. Rientra pienamente nella tradizione cristiana, che
riconosce la grandezza della ragione umana, ma ne sottolinea anche
i limiti, la posizione di Dante, espressa nei versi della
Commedia, dedicati ai grandi filosofi della Grecia antica:
.
Matto  chi spera che nostra ragione.
possa trascorrer la infinita via.
che tiene una sustanza in tre persone.
State contenti, umana gente, al quia;
ch se possuto aveste saper tutto,.
mestier non era parturir Maria.
 (Purgatorio, terzo, 34-39).

            Il cristianesimo presentava molti elementi nuovi,
sconosciuti - o comunque estranei - alla cultura greca: il
monoteismo, la creazione (rapporto creatore-creatura),
l'antropocentrismo (l'uomo signore del creato), la centralit
della figura del padre, il personalismo (dogma trinitario,
provvidenza personale), la resurrezione dei corpi, il peccato
originale, la concezione dell'uomo fatto a immagine e somiglianza
di Dio e altri ancora. Su questi temi il pensiero filosofico ha
continuato a confrontarsi fino ai giorni nostri.
            Anche la dimensione pratica del cristianesimo
presentava aspetti nuovi: la definizione di Dio come agpe
(amore) proposta da Giovanni, il discorso della montagna, la
dottrina di Paolo sulla libert e sulla carit. L'uomo  visto in
una luce e in una dimensione completamente nuove: la libert,
legata all'intenzione e alla responsabilit personale, e quindi
alla colpa; la punizione, la condanna, ma anche il pentimento, il
perdono; la possibilit della conversione personale (in greco
metnoia, cambiamento del modo di pensare) e della salvezza, la
dottrina del peccato originale e della grazia, sono altrettanti
elementi - ignorati dal pensiero greco - che nel cristianesimo
definiscono l'uomo.
            Il punto di partenza essenziale per il cristianesimo
, comunque, la convinzione che il male risieda molto
profondamente nella natura umana (e nella storia), tanto
profondamente da non poter essere vinto con la sola forza
dell'uomo. E' quindi necessaria la presenza di un salvatore: Ges
Cristo

